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Articoli

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Intervista a cura di Domenico Canciani.

Viviamo in una società che ricerca il benessere in tutti in modi; nelle palestre, nell'alimentazione, nell'abbigliamento vanno di moda tutte le culture del corpo, però a scuola ci sono segnali di malessere, di insofferenza, di disagio. Come possiamo vedere e leggere i segnali che ci mandano i ragazzi attraverso l'uso e l'abuso del loro corpo?
La prima cosa che possiamo pensare di fare è di riflettere sul corpo: è una parte di noi che parla, è uno strumento molto importante per esprimere, raccontare, mettere in evidenza parti emotive, parti sentite, parti affettive, che non trovano altro modo per potersi esprimere. Ogni essere umano è inizialmente corpo da cui poi si sviluppano psiche e mente, perciò ciascuno di noi ha imparato fin da neonato a dare spontaneamente al proprio corpo il compito di trasmettere delle cose che altrimenti non potrebbe trasmettere; quindi il corpo è un veicolo delle nostre comunicazioni. Pensando a Donald Winnicott potremmo dire che esso rappresenta quella parte di me - non me - con cui si può dialogare.

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Dalla teoria alla prassi e dall'esperienza alla teoria

La mia esperienza sulla consulenza educativa a madri e padri, sia nei suoi aspetti teorici che in quelli operativi, nasce all'interno di servizi definiti Centro età evolutiva e Centro prima infanzia del Comune di Venezia. La consulenza educativa prende avvio negli anni Novanta attraverso non solo il mio lavoro come Responsabile di questo servizio, ma anche grazie al prezioso lavoro, sia in gruppo sia individuale, che Francesco Berta avvia con mamme e papà. A lui debbo quindi il molto materiale dal quale ho potuto attingere non solo per formulare i pensieri che ora vi vado raccontando, ma anche per mettere a fuoco un punto di vista teorico sul lavoro con i genitori.

ordinepsicologi

Psicoanalisi clinica, politica, psichiatria, istituzioni si intrecciano continuamente.
(Armando J. Bauleo, Clinica gruppale clinica istituzionale ed. il Poligrafo 1990)


Sabato 19 aprile 2008 Armando Bauleo ci ha lasciato per sempre. Il suo insegnamento però non ci abbandonerà mai. Cercheremo allora di tramandarlo, arricchirlo e completarlo. Lo faremo così come lui ci ha insegnato appassionandoci alla ricerca, alla discussione e allo studio.


Mamme e papà parlano al consulente educativo dei docenti del figlio

di Francesco Berto e Paola Scalari

Ascoltare il malessere

Quante volte abbiamo sentito gli insegnanti chiedersi: "Perché la madre di Carlotta si rifiuta di venire a colloquio con me?", "Perché il padre di Guglielmo non si fa mai vedere nei giorni di ricevimento genitori?", "Perché mamme e papà hanno tanta diffidenza nei confronti di noi insegnanti?". Sono questi, ma ce ne sono molti altri, gli interrogativi che circolano nelle aule insegnanti, negli atri delle scuole e nei corsi di formazione frequentati dai docenti.



Paola Scalari, psicoterapeuta e psicosocioanalista ARIELE

“Rispetto, attenzione, riconoscimento, valorizzazione devono riguardare anche il figlio interno, quello che ci portiamo dentro a qualsiasi età”
(Luigi Pagliarani, Sì l’amore è politico, da Parola di bambino di Berto e Scalari, pag. 23)

Ci sono due comportamenti degli adulti che possono produrre una personalità fragile: quello del genitore invadente, che è sempre preoccupato, e quello del genitore abbandonante, che è troppo disinteressato (Luigi Pagliarani, da Paure. Bambini spaventati di Berto e Scalari, pag. 99)

La riuscita (del bambino) dipende dalla possibilità che i legami familiari hanno di trasformarsi in legami sociali, ossia che (i genitori) aboliscano un mito e si collochino nella rete dei rapporti nei quali e con i quali sono connessi all’interno del contesto sociale in cui si sviluppano (Armando Bauleo, 1978 pag. 80)

Evoluzioni e involuzioni dei gruppi al lavoro/2

 

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 Le persone si mettono in cerchio per dare vita a nuove idee non ancora venute al mondo. È questa la funzione e la potenzialità del gruppo di lavoro. Tuttavia non basta mettersi in cerchio per concepire idee-figli. L'atto creativo collettivo non è per nulla spontaneo, come sa chiunque abbia esperienza di gruppi, ma necessita di condizioni speciali per prendere forma. Il mondo del sociale, che deve combattere i semi insani della deriva culturale individualista, non può non aver cura e competenza dell'incontro generativo gruppale se vuole curare ciò che è culturalmente ammalato.

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Paola Scalari
è psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG e di Teoria e tecnica del gruppo operativo in ARIELE psicoterapia. Docente Scuola Genitori Impresa famiglia Confartigianato.
Socia di ARIELE Associazione Italiana di Psicosocioanalisi. E’ consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe per enti e istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.
Cura per Armando la collana Intrecci e per la meridiana la collana Premesse… per il cambiamento sociale, ed è consulente delle riviste Animazione sociale del gruppo Abele, Conflitti del CPPP, Io e il mio Bambino, Sfera-Rizzoli group.
Nel 1988 ha fondato i "Centri età evolutiva" del Comune di Venezia per sostenere la famiglia nel suo compito di far crescere i figli e si è occupata della progettualità del servizio Infanzia Adolescenza della città di Venezia.
Insieme a Francesco Berto ha recentemente pubblicato per le edizioni La Meridiana: "Adesso basta! Ascoltami. Educare i ragazzi al rispetto delle regole." (2004), "Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola." (2005), "Fili spezzati. Aiutare genitori in crisi, separati e divorziati." (2006), "ConTatto. La consulenza educativa ai genitori." (2008), "Padri che amano troppo." (2009), "Mal d'amore. Relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative." (2011), "A scuola con le emozioni - Un nuovo dialogo educativo" (2012), "Il codice psicosocioeducativo" (2013), "Parola di Bambino. Il mondo visto con i suoi occhi." (2013).

Educare è insegnare ad avere fiducia nel mondo che verrà, a investire positivamente le proprie capacità, a sognare e faticare per realizzare le proprie speranze di vita. Una scuola attiva, formativa, lo sa.
La scuola attiva e formativa è la scuola che tutti noi vorremmo avere per i nostri bambini e ragazzi ma sembra essere lontano anni luce da quello che incontriamo quotidianamente. Prevale una lamentazione diffusa: insegnanti che si lamentano della famiglia dei propri alunni, genitori che difendono tout court i figli e non sembrano comprendere la necessità di un apprendimento basato su aspetti cognitivi, cooperativi ed emotivi. Si trova tanta demotivazione e ancor più rassegnazione, al punto da creare una sorta di imprinting alla rassegnazione anche nei bambini.
Questo libro, curato da Paola Scalari e scritto da insegnanti, pedagogisti, psicologi ed educatori ha il compito da un lato di fare una fotografia critica del presente, dall'altro di proporre buone pratiche per una scuola dell'oggi e del domani. Le buone pratiche sono basate su teorie consolidate ma non ancora applicate in maniera sistematica e consapevole: Bauleo, Pagliarani, Bleger, Freinet, Milani e, per citare il mondo attuale, Canevaro e Demetrio.
Si tratta di pratiche che tengono conto della possibilità di costruire una scuola che aiuti a pensare, dialogare, dar forma. Una scuola basata sull'ascolto, su modalità cooperative, dove bambini e ragazzi possano sentirsi liberi di esprimersi ma anche di prendersi responsabilità in base alle loro competenze. Una scuola che sa mettersi in relazione con i bambini e che sa creare basi per una coesione tra adulti che condividono l'educazione dei figli e degli allievi.
A scuola con le emozioni è rivolo agli insegnanti e ai genitori, ma anche a educatori e psicologi. Com'è il mondo visto con gli occhi del bambino? E' una domanda a cui dovrebbero saper rispondere soprattutto gli educatori dei bambini (oltre che i genitori, auspicabilmente), le maestre e i maestri di vari livelli, coloro che sono impegnati a far crescere i piccoli, ad indicare loro la strada per diventare adulti, per imparare a vivere. Una bella risposta alla domanda è contenuta nel libro "Parola di bambino" scritto da Paola Scalari e Francesco Berto, edizioni la meridiana (premesse... per il cambiamento sociale). La collana, per altro, è curata dalla stessa Paola Scalari che venerdì 14 alle 18 sarà alla libreria Einaudi di Trento in piazza della Mostra.

"Il conflitto che i bambini esprimono con le loro paure richiede l'amore di tutta la nostra intelligenza", scriveva lo psicanalista Luigi Pagliarani negli anni Novanta. Fondatore e presidente di ARIELE (Associazione Italiana di Psicosocioanalisi), Pagliarani, ha lasciato una profonda traccia del suo pensiero tanto che, molti dei suoi, allievi, ora psicanalisti e psicoterapeuti, hanno costituito la Fondazione a lui dedicata (www.luigipagliarani.ch). Fra questi Carla Weber che, venerdì 14, sarà in conversazione con Paola Scalari, co-autrice del libro. Suddiviso in quattro parti, "Alfabetizzazione sentimentale" la prima, "Chiamale emozioni" la seconda, "Il legame familiare" la terza e "Immagini spontanee, volare in alto" la quarta, "Parola di bimbo" non racconta, evoca, "mobilita cioè, poeticamente, la condizione di figlio che è l'elemento unificante l'umanità". Per gli studiosi che fanno riferimento a Luigi Pagliarani, gli autori del libro e coloro che fanno parte dell' associazione "Ariele", oltrecché della Fondazione, "la possibilità di ogni bambino di costruire un buon legame con sé stesso e con il mondo esterno va iscritta nei rapporti tra genitori, nei vincoli tra famiglie, nel tessuto vitale di un territorio, nell'attenzione creativa del mondo scolastico e nelle buone offerte del tempo libero". Sostengono gli autori del libro che "un adulto significativo nella crescita dei minori sa rimanere in contatto con la parte piccola, sensibile, fragile, incompiuta di se stesso". Solo così è possibile riconoscere ed identificarsi con le fatiche emotive dei bambini e aiutare il piccolo a "mettere in parole le emozioni". Non un percorso facile perché presuppone, da parte dell'adulto, la capacità di instaurare un livello comunicativo fra sé e il piccolo, visibile e invisibile, fra la mente di chi è già formato e la psiche di chi deve ancora formarsi. Una sfida bella, premessa necessaria per un mondo umano più equilibrato e meno sofferente. Il libro è il risultato di una ricerca sul campo fatta con i bambini e, nelle pagine sono contenute anche le loro osservazioni, le riflessioni su alcune questioni poste dall'educatore. Una postfazione di Luigi Pagliarani contribuisce a centrare ancor più il tema perché i due verbi da coniugare in ambito educativo sono "allevare e generare. Il grande - che sa ed ha - con l'allevare dà al piccolo quel che non sa e non ha. Qui c'è una differenza di statura. Nel generare questa differenza sparisce. Tutti contribuiscono a mettere al mondo, a far nascere quel che prima non c'era...". Un libro utile a educatori, genitori e adulti che vogliano rapportarsi con successo con i piccoli.